La mia tribù

La mia tribù
Autore: 
Raffaella Milandri

"La mia tribù: storie autentiche di Indiani d'America" di Raffaella Milandri (autrice de Io e i Pigmei, Polaris 2011), edito da Polaris, è un avvincente libro che narra un viaggio rivelatore tra gli Indiani di ieri e di oggi.

Il viaggio nel passato ricostruisce, attraverso una lunga ricerca negli archivi statunitensi, la storia del "problema indiano" trattato dal Governo degli Stati Uniti, nei due ultimi secoli.

Dai primi trattati, alla Legge dei Quarti di Sangue, alla sterilizzazione forzata delle donne Native Americane negli anni '70, le scoperte e le sorprese documentate nel libro aprono un nuovo spiraglio sulla verità storica degli Indiani d'America.

Il viaggio nel presente è quello dell'autrice: rituali, amicizie  e testimonianze portano la Milandri a scoprire i grandi problemi di oggi nelle riserve indiane e rivelano una discriminazione mai sopita. L'autrice viene adottata nella famiglia Crow dei Black Eagle, la stessa in cui il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato adottato nel 2008.

Il libro, che è un report unico nel suo genere, raccoglie anche il folklore, le leggende e le  tradizioni degli Indiani d'America.

Indiani d'America oggi

Racconta Raffaella Milandri:

"Fin dalla mia prima visita a una riserva indiana, ho sperimentato il forte impatto emotivo che i Nativi Americani sono in grado di trasmettere. E non è certo solo a causa della memoria dei molti film western: è perchè la loro spiritualità sopravvive alla storia. Con fierezza indomita, queste tribù indiane hanno resistito a violenze fisiche, morali e psicologiche, per centinaia di anni, fin dalle prime invasioni. E la loro storia è stata raccontata solo dal punto di vista dei "bianchi" per secoli.Il confinamento dei Nativi Americani nelle riserve indiane, nate come “campi di deportazione” , di “rieducazione” e di isolamento,si è rivelato strumento di sopravvivenza anzichè di sterminio."

Quanti sono oggi i Nativi Americani negli Stati Uniti e dove vivono?

Al censimento del 2010, i Nativi Americani risultano 5,1 milioni, l'1,6 % della popolazione totale, di cui circa metà hanno sangue "misto" con una o più razze. Oltre il 70% vive al di fuori delle 324 riserve indiane costituite fino ad oggi. Le tribù indiane riconosciute dal Governo degli Stati Uniti sono oggi 566, ma ce ne sono diverse centinaia non ancora riconosciute. Gli Indiani hanno riacquisito una certa indipendenza, ma, rispetto a prima dell'arrivo degli Europei, hanno 300 milioni di "inquilini" non paganti e un territorio ridotto dagli originali 9.826.675 kmq a 225,410 kmq: attualmente un 2,3% del territorio degli Stati Uniti.

Da cosa dipende la scelta di vivere dentro o fuori della riserva?

Da molti fattori. Prima di tutto da scelte personali, tra cui l'esigenza di trovare lavoro: in alcune riserve indiane la disoccupazione arriva a picchi dell'80%. Ma in parecchi casi dipende dal fatto che una tribù non sia stata ancora riconosciuta dal Governo, o non abbia una propria riserva. Poi, per essere ammessi in una riserva occorre avere una minima "percentuale di sangue" di quella tribù, che può variare da 1/4 fino a 1/16. Mi ha raccontato Regina, dei Salish: "Le mie nipotine non possono venire a vivere nella riserva: hanno solo un ottavo di sangue Salish. Qui molte famiglie sono divise a causa del sangue."

Come è la vita nella riserva?

Dopo che nei secoli passati è stato imposto ai Nativi Americani di cambiare nome, lingua, e religione, oggi la priorità nelle riserve è mantenere la propria identità, di popolo e di cultura. Quindi nelle scuole si insegnano la lingua e la cultura originale, e a livello sociale  si mantengono le tradizioni,  si tengono pow wow , danze e giochi in costume, rodei indiani. Per il resto, si conduce vita normale, alla occidentale. Ma con un livello di povertà più elevato rispetto al resto del Paese.

Quali sono i problemi che affliggono maggiormente le comunità di Nativi?

Pur avendo conquistato molti diritti, gli Indiani d' America  ancora lottano contro molti pregiudizi, e le riserve sono piagate da disoccupazione, alcolismo e suicidi. L'alcolismo è tuttora una piaga devastante: la famosa "acqua di fuoco", che fu usata come arma nei secoli passati, oggi è responsabile del 12 % delle morti nelle riserve. Incidenti mortali, malattie del fegato, omicidi e suicidi sono collegati all'alcol.La gioventù nelle tribù raggiunge in alcune tribù vette dell'80% di abusi alcolici e di metanfetamina.Le cause? Oltre ad uno storico "shock post-traumatico", le cause sono una bassa autostima, depressione, il conflitto culturale di valori tra la loro cultura e quella dominante occidentale, e, non ultimo, l'essere vittima di episodi di discriminazione, a scuola o sul lavoro . Esiste anche un fattore genetico: un diverso metabolismo dell'alcol, collegato ad un genotipo di enzima. In merito ai suicidi, testimonia Dolores Subia BigFoot, direttrice dell Indian Country Trauma Center alla University of Oklahoma: "La sfortunata e spesso dimenticata realtà è che c'è una epidemia di male e di violenza, diretti verso questa popolazione molto vulnerabile. La nostra gioventù ha un bisogno disperato di una casa sicura, di una famiglia sicura, di una comunità sicura. Nel 75% dei suicidi, è coinvolto l'alcol."  Il suicidio è la seconda  causa di morte tra i bambini e i giovani adulti Indiani. I nativi americani tra i 10 e i 24 anni hanno un tasso di suicidi doppio rispetto ai loro coetanei bianchi, secondo i dati raccolti  dall'HIS.

Vi sono rivendicazioni da parte dei moderni Indiani sui loro diritti?

Diverse tribù indiane hanno messo  in discussione i trattati  siglati nel XIX° secolo ed esposto rivendicazioni con qualche  brillante e recente successo a favore degli Indiani. Ma sono solo briciole in confronto ad una odissea che dura da 500 anni.

C'è turismo nelle riserve indiane?

Non molto, e quasi sempre gestito dai bianchi; tanti negozi di souvenir indiani sono di proprieta "bianca" e acquistano artigianato a due soldi dai Nativi per rivenderlo a caro prezzo. Occorre una sensibilizzazione verso i turisti e i tour operator, perchè gli Indiani possano godere dei proventi del turismo e non esserne solo spettatori.

Cosa ci racconta della sua adozione?

Per me è stato un grande onore. Essere parte della famiglia dei Black Eagle, della tribù dei Crow, ha per me un grande significato di appartenenza e fratellanza. Ho partecipato a riti e cerimonie, ho il mio nome indiano Baa Kuuxsheesh, un privilegio per pochi bianchi.

Ulteriori dettagli
Editore: 
Polaris
Codice ISBN-10: 
8860590949
Codice EAN / ISBN-13: 
9788860590947
Pagine: 
320

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