Quando avevo cinque anni mi sono ucciso

Quando avevo cinque anni mi sono ucciso
Autore: 
Howard Buten

Un romanzo d'amore narrato da un ragazzino di otto anni che, grazie o a causa della sua "anomalia", turba e disturba. Burt è vittima della stupidità degli adulti che trasformano i suoi sogni in sintomi clinici e il suo amore in attentato.

Per quello che ha "fatto" a Jessica, precoce e deliziosa compagna di scuola tutta sguardi torbidi e ammiccamenti, il piccolo Burt viene rinchiuso in un istituto di neuropsichiatria infantile. E qui, sulle pareti della Stanza del Riposo dove viene confinato alla minima infrazione, egli ci racconterà la sua storia sconvolgente e struggente.

Una storia da ridere o da piangere, narrata in una lingua spogliata da qualsiasi orpello con i quali per lo più la società degli adulti e dei buoni sentimenti ama infiorare e travestire l'essenza pur di non farla trapelare. La lingua di Burt è la lingua dell'innocenza, la lingua dell'uomo e dei suoi valori più veri prima del "peccato", prima della comparsa di quel pensiero logico-raziocinante e onnipervadente che ha esteso la sua legge fino a renderla assoluta e unica.

Burt si riprende quanto gli è stato tolto: l'altro mondo, quello del gioco, del sogno, del mistero, della poesia, della trasgressione, quel mondo, insomma, che adulti assennati e genitori hanno strategicamente confinato in spazi precisi, controllabili e marginali, quasi a voler codificarne e ufficializzarne la rimozione. Il sonno della ragione produce mostri, ma, come dimostra il protagonista di questa vicenda, né li sa eliminare né recuperare alla sua logica.

La vicenda inizia con un ricordo del protagonista, Burt, all’età di cinque anni: dopo aver sentito al telegiornale della morte di una bambina, egli si rifugia in camera sua e, sdraiatosi sul letto, si punta l'indice alla testa e si uccide. Prima manifestazione del suo disagio nei confronti della società organizzata dagli adulti. Da qui si sviluppa il racconto del protagonista che conduce, tra silenzi, ricordi e scatti d’ira al drammatico finale.

Buten svelerà la "colpa" del bambino poco a poco, alternando nella narrazione episodi dell’infanzia del protagonista, descrizioni relative all’incontro e all’innamoramento di Burt e Jessica e i resoconti di ciò che accade nel Centro dove egli è rinchiuso. Sullo sfondo ci sono i giochi con l’amico Shrubs, gli scherzi con il fratello maggiore, i concorsi d’ortografia e il difficile rapporto con i genitori; i quali, se è vero che non gli negano qualche regalo, sono poco generosi con le manifestazioni d’affetto e i momenti di ascolto.

Questo straordinario romanzo sottolinea quanto distanti siano il mondo degli adulti e quello dei bambini e quanto incapaci di comunicare tra loro. I grandi nascondono la loro inabilità a rapportarsi coi propri figli dietro ipocrisie e falsità. Essi si rivelano pronti a delegare ad altre istituzioni, un istituto di neuropsichiatria nello specifico, le proprie responsabilità di educatori pur di non mettersi in discussione; si scoprono inadeguati a ricoprire il loro ruolo di genitori.

La reazione del protagonista a questa chiusura è quella di rifugiarsi a sua volta nel silenzio, negli accessi di rabbia e nella sua fantasia dove, sul dorso di un cavallo nero e silenzioso, si immagina eroe, buono. Il suo rifiutarsi di parlare con il dottore Nevele è l’espediente che Burt ha adottato per difendere la libertà di essere null’altro che se stesso e per ribadire la sua incapacità a capire qual è il peccato che ha commesso.
Buten compie quindi un inaspettato ribaltamento della colpa: la violenza è quella che gli adulti compiono verso i minori, rifiutandosi di apprendere il loro modo di ragionare e negando la sessualità dei bambini perché impreparati ad affrontarla.

Il romanzo a tratti commuove e fa sorridere grazie alla maestria dimostrata da Buten nel riprodurre la razionalità di un bambino di otto anni, con i suoi nessi logici spietati e la sua viva creatività.

L’enorme pregio dell’opera è quello di trattare un argomento difficile e delicato, quello del disagio infantile, senza cadere in toni accondiscendenti o farci lezioni di morale; trasformando una vicenda drammatica in un’occasione per riflettere sulla perdita, da parte degli adulti, di quella lucidità di pensiero che permette ai bambini di guardare le cose senza malizia o pregiudizi.

Ulteriori dettagli
Editore: 
Tranchida
Codice EAN / ISBN-13: 
9788880031086
Pagine: 
181

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