Borse da donna firmate


 

Borse firmate

Le borse da donna firmate sono l’oggetto del desiderio di tutte le più appassionate fashion addicted. Quelle che poi riescono a sopravvivere allo scorrere del tempo e al mutare delle mode sono diventate delle vere e proprie iconic-bags, ovvero degli accessori evergreen che continuano a dominare il fashion system.

Le borse da donna firmate che risultano svincolate dagli avvilenti limiti temporali che le mode passeggere impongono, si distinguono per fascino, stile e ispirazione: insomma possiamo considerarle a buon diritto dei must have che non possono mancare nell’armadio delle donne più stilose ed esigenti.

50 borse che hanno cambiato il mondo

Le iconic-bags sono dei veri e propri miti che hanno cambiato il mondo, tanto per citare il titolo del libro firmato da Robert Anderson ed edito in Italia nel 2013 dalla casa editrice De Agostini. Nelle 112 pagine del testo “50 borse che hanno cambiato il mondo” l’autore si pone l’obiettivo di schedare le 50 bags che hanno contribuito a costruire la storia della moda e del costume. Queste creazioni di design, oltre a essere state rilevanti e rivoluzionarie al loro tempo, lo sono tuttora, essendosi trasformate in veri e propri status symbol.

L’interessante galleria d’arte messa a punta dall’autore si pone l’obiettivo di individuare e “schedare” le 50 borse più importanti della storia che sono state in grado di segnare la propria epoca (e non solo!): si pensi, ad esempio, all’ampia sacca di pelle che indossavano i cowboy, alla borsa da bowling realizzata dalla stilista britannica Vivienne Westwood, senza dimenticare la bag del brand Ferragamo utilizzata dalla Iron Lady Margaret Thatcher.

Una menzione speciale poi la merita l’iconica Chanel 2.55, lanciata sul mercato per la prima volta a metà degli anni cinquanta e per l’esattezza nel febbraio del 1955. Pare che la leggendaria stilista Coco Chanel abbia impiegato quasi un quarto di secolo per creare e perfezionare questa bag: lo scopo era di realizzare una borsa comoda, che lasciasse libere le mani dell’utilizzatrice (grazie alla presenza di una tracolla, all’epoca utilizzata solo da postini e militare) e che fosse, contestualmente, ampia ed elegante. La prima Chanel 2.55 era in jersey, ovvero il medesimo tessuto che la designer utilizzava per i tailleur, mentre, in un secondo momento, è stata realizzata sia in pelle di vitello che di agnello (quest’ultima risulta essere più soffice al tatto, ma è anche più costosa) a effetto matelassè, ovvero a ricamo trapuntato. Per la tracolla dorata di questa bag, lo ricordiamo, la stilista Coco Chanel si ispirò alle catene dei portachiavi utilizzati dagli usceri dell’orfanotrofio delle suore in cui era vissuta; per quanto riguarda l’interno, poi, che era di colore bordeaux (come la divisa che indossava Madomoiselle a scuola) va detto che esso è realizzato in pelle di vitello, che risulta essere un materiale resistente e compatto.

Altro oggetto iconico descritto nel libro di Anderson è la Birkin di Hèrmes, la borsa che rende omaggio alla star del cinema Jane Birkin. Il direttore creativo di Hèrmes, avendo raccolto le lamentele dell’attrice, che non riusciva a trovare una borsa che fosse allo stesso tempo bella e capiente, decise di dedicarle una bag caratterizzata da diverse tasche, in modo tale da poter riporre in maniera razionale e ordinata tutto ciò che una donna in carriera è solita portarsi in giro. Così nacque la celebre Birkin, una borsa da portare sul braccio e con la caratteristica cucitura a sellaio, tipica della maison di moda. Oggi solo in poche possono permettersi questa borsa: oltre a essere estremamente cara (costa circa 6.000 euro), è anche necessario mettersi in lista d’attesa.

Ogni scheda realizzata da Anderson mette in luce le caratteristiche che hanno reso la bag in oggetto un vero e proprio fashion masterpiece e di come essa sia stata in grado di influire sulla storia della moda e del costume.

Iconic Bags Postcard Book ha collaborato con Laura Laine

Un altro libro che si occupa di borse cult è “Iconic Bags Postcards” che è costituito da 16 cartoline staccabili in cui sono raffigurate altrettante borse-leggenda, realizzate dalla celebre illustratrice di moda Laura Laine, che collabora, tra l’altro con Elle, il Guardian, il New York Times e Vogue Italia. Dietro ciascuna scheda poi è presente una piccola ricostruzione storica della bag illustrata: ad esempio la borsa Kelly di Hermès è stata così chiamata perché la principessa Grace se ne servì per coprire il suo pancione dalle macchine fotografiche dei paparazzi. In questo interessante catalogo di borse che hanno fatto la storia scopriamo anche che la bag Alma targata Louis Vuitton, che fu lanciata sul mercato nel 1934, deve il proprio nome all’Alma Bridge, ovvero il ponte che mette in comunicazione due famosi quartieri di Parigi. Non mancano, inoltre, modelli iconici creati dai designer dei seguenti faschion brand: Chanel, Celine, Dior, Chloe, Prada, Gucci e Valentino.

Quello che gli uomini non sanno delle borse delle donne

Un'altra lettura molto interessante e spiritosa dedicata alle borse è il testo di Daniel Musanni “Quello che gli uomini non sanno delle borse delle donne”. Secondo l’autore le bag sono per le donne l’essenza stessa della propria femminilità, mentre per gli uomini non sono altro che meri oggetti dalla rilevante capacità contenitiva: quante cose, infatti, possono essere trasportate in una semplice pochette? Si tratta, insomma, di un testo ironico e arguto che indaga sulla diversità del punto di vista maschile e femminile in merito alla delicata questione “iconic bags”.

Pazze per le borse! Perché alle donne non bastano le tasche

Anche nel libro di Paola Jacobbi “Pazze per le borse! Perché alle donne non bastano le tasche” viene contrapposta la visione femminile della borsa a quella maschile: nel primo caso si tratta di un oggetto indispensabile che racchiude l’essenza stessa della femminilità, mentre per gli uomini la borsa è un oggetto superfluo di cui, evidentemente, si può fare a meno. Il libro non solo sviscera il mondo di bag, pochette, bauletti e tracolle, ma si pone anche una domanda a cui nessuno, fino a questo momento, è riuscito a rispondere: “perché le signore non trovano mai quello che cercano all’interno della propria borsa?”
 

Copyright © 1996-2014 Genesi S.r.l. | Partita IVA 01680570676 - Cap. Sociale € 10.000,00 i.v. REA TE 143874