Antonio Pennacchi

Antonio Pennacchi

Antonio Pennacchi nasce il 26 gennaio del 1950 a Latina. Prima di diventare uno scrittore, è stato per trent'anni operaio per l'Alcatel Cavi di Latina, esperienza che ispira il suo primo Romanzo, Mammut.

Per diventare scrittori bisogna fare la gavetta, e Antonio Pennacchi l'ha fatta. Il suo romanzo di esordio è stato rifiutato da 33 editori, prima di essere pubblicato dalla casa editrice Donzelli, nel 1994.

Oltre Mammut, Pennacchi ha pubblicato per la stessa casa editrice altri tre romanzi, Il Premio del Giovedì, Nuvola Rossa e Palude, prima di passare alla Mondadori, per cui pubblica Il fasciocomunista, nel 2003.

Gli anni giovanili

Figlio di due coloni migrati dal Veneto alla Pianura bonificata dell'Agro-Pontino, ha vissuto la sua infanzia e adolescenza in quelle terre, con i suoi sei fratelli. Attivo nella politica fra gli anni Sessanta e Settanta, dopo una lunga riflessione e la lettura di Marx vira dal MSI alle idee di sinistra, partecipando anche al sessantotto italiano.

La svolta letteraria

Non è mai troppo tardi per raccontare una storia, così Antonio Pennacchi, ex-operaio, in un periodo di cassaintegrazione alla fabbrica per cui ha lavorato per trent'anni, a quarant'anni decide di prendere la laurea in lettere, e cominciare una nuova avventura, quella letteraria. Il suo romanzo Il Fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi  è stato riscritto per il cinema, diventando il successo Mio Fratello è figlio unico, che ha ottenuto un riconoscimento al prestigioso Festival di Cannes, e, nel 2010, il suo romanzo Canale Mussolini ha vinto il Premio Strega.

Le interviste

Leggere le interviste ad Antonio Pennacchi è come entrare in un mondo alla rovescia, almeno nella sua sezione mediatica. L'intervistatore deve dimenticare il patinato, il moderato, il conformismo che contraddistingue le interazioni giornalista-scrittore, intervistatore-intervistato. Perché Pennacchi non salva nessuno, la sua spontaneità colorita e dannatamente sincera colpisce come un fiume in piena o un treno, in piena faccia, e non lascia scampo. Vi lascio come esempio questa intervista dell'autore al giornalista Giorgio Cappozzo per la rivista Gli Altri.

Opere letterarie

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